Romano: “l’UDC guarda al futuro e quindi non può interessarsi a Cracolici, campione di inciuci e del ribaltone, oltre che gestore del sottogoverno”.Il partito dell’UDC è seriamente impegnato nella costruzione di una forza politica di centro capace di raggruppare tutte quelle energie della società, dell’associazionismo, del mondo della produzione e del lavoro che non vogliono subire il ricatto di un bipolarismo che crea solo immobilismo e che non ci farà uscire dalla morsa di una crisi che non è solo economica ma anche di rappresentanza democratica e di partecipazione. Romano: Solidarietà Sergio Lari, a Ivan Lo Bello e a Antonello Montante.La piena solidarietà e vicinanza umana, mia e del partito che rappresento in Sicilia, al procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, a Ivan Lo Bello e a Antonello Montante, rispettivamente presidente e vicepresidente di Confindustria Sicilia per le minacce che hanno ricevuto in quanto protagonisti, testimoni e interpreti di una lotta al sistema di crimine e del malaffare che cerca di resistere all’azione di repressione condotta sinora dallo Stato. Romano: Verso il partito della Nazione.Apprezzo lo slancio, la passione, e il coraggio di Pier Ferdinando Casini che è riuscito a coinvolgere l’intero nostro partito in un processo catartico che serve più al Paese che alla sua classe dirigente. Ci siamo messi in discussione tutti, convintamene, rinunciando a rendite di posizione senza per questo rinunciare alle nostre convinzioni. Esistono infatti delle congiunture politiche che richiedono più di altre una buona dose di coraggio e di realismo e che predispongono più di altre a trasformazioni utili ad assecondare il cambiamento e a leggere la nuova realtà. Quella che stiamo vivendo è una fase di crisi non solo economico-finanziaria ma anche sociale e politica. Mi riferisco alla necessità, sempre più cogente nel nostro paese, di riforme e di cambiamenti capaci di innescare meccanismi virtuosi di partecipazione e di crescita. Fermiamoci un attimo allora e riflettiamo, perché il nostro Paese e fermo, immobile, ed è la politica, non di certo l’economia, che deve fornire la chiave di lettura migliore. Bene, oggi la politica bipolare italiana è impantanata nella palude delle rivendicazioni e della lotta all’ultimo coltello nei confronti del nemico politico. Ecco, non è di questo che ha bisogno oggi l’Italia, ma invece di una rinnovata solidarietà tra le forze politiche, di un patto che garantisca il contributo più significativo in tema di riforme strutturali, altrimenti non se ne esce. Occorre superare gli egoismi di partito e le convenienze del momento - in questo facilitati dalla lontananza di scadenze elettorali - per ritrovare le ragioni di una intesa che deve coinvolgere tutti. |





